Il progetto Leggeri come vele.. In un mare d’amore 2010/11 mira all’inclusione sociale dei soggetti autistici, attraverso la sperimentazione di un servizio innovativo di fruibilità sportiva, basato sulla risorsa mare. È destinato a 10 persone e si auspica nella sua replicabilità futura.

L’esperienza maturata nel corso degli anni dai singoli partner dell’ATS dimostra come lo sport (e in particolare le discipline legate all’acqua ed al mare) sia un efficace strumento di integrazione, che determina un miglioramento della partecipazione e della qualità della vita dei soggetti autistici. La pratica sportiva intesa come strumento di inclusione sociale e di cittadinanza attiva (così come definita dalla Commissione Europea nel Libro Bianco per lo Sport) migliora la motivazione alla riabilitazione, alla socializzazione ed il senso di solidarietà dei partecipanti.

Il mare, inoltre, rappresenta un luogo ambientale del tutto peculiare per le pratiche riabilitative delle persone autistiche, il cui punto critico è legato all’incapacità di stabilire relazioni sociali e alla difficoltà di comunicare. Questo nuovo ambiente rappresenta un profondo cambiamento di stato per il disabile, un contesto percettivo nuovo in grado di stimolarli profondamente.

Un’esperienza fortemente emotiva che trascende il livello comunicativo delle parole. Per chi è abituato a vivere sempre in un ambiente protetto, fare un’esperienza di questo tipo significa sentirsi libero, forse per la prima volta in vita sua. La velaterapia è nata come piano di reinserimento sociale per adolescenti considerati soggetti a rischio e gli eccellenti risultati ottenuti hanno favorito l’estensione di progetti simili dedicati a vari ambiti sociali finanche alla terapia per l’autismo.
La partecipazione a corsi di vela e alla vita di mare comporta effetti positivi sia dal punto di vista fisico che sociale e psicologico, aiutando i destinatari del progetto a migliorare le proprie potenzialità, a scoprirne delle nuove nonché ad aumentare la convinzione nei propri mezzi creando conseguenze positive nelle loro condizioni di vita.

Sfruttando il già esistente Dream Point Peepul – centro di vela per disabili concesso in uso, dal 2007, dall’Accademia Aeronautica di Pozzuoli nei pressi dell’isola di Nisida – e l’esperienza maturata negli ultimi tre anni dall’Associazione Peepul nella gestione di corsi di vela per tutti (circa 45 corsisti disabili dei quali 6 affetti da autismo) si sono organizzati corsi sportivi di vela per tutti in cui le persone affette da patologia autistica che hanno partecipato alle uscite in barca, con l’ausilio di personale formato e altamente qualificato, alla pari con altri giovani coetanei.

I corsi sono stati  preceduti da laboratori di familiarizzazione utili ad aumentare il coinvolgimento e l’interesse dei destinatari finali (uscite sul gommone, disegni, nodi marinai, esercizi motori etc..).

L’ intervento si rende necessario per allargare il circolo chiuso tra la famiglia e la persona con bisogni speciali che definisce la sua dimensione solo all’interno di un piccolo nucleo, rimanendo fuori da tutto quello che invece la vita offre.

Spesso in famiglia o a scuola la persona disabile autistica finisce con l’escludere certe funzioni che vengono svolte da un congiunto o assistente. L’attività motoria e sportiva spinge il disabile a cambiare i ritmi abitudinari e i suoi limitati schemi motori e ed aumentare il proprio volume di azione e i propri orizzonti fisici attraverso le attività motorie. In questo modo sente il suo corpo più valido , scopre un mondo nuovo e supera la paura di inadeguatezza.

Nella dimensione del gioco/divertimento e del piacere sensomotorio si favorirà così l’integrazione con altri soggetti non disabili poiché la diversità dei destinatari in compagnia dei coetanei non disabili troverà un linguaggio comune essenziale nella partecipazione emotiva e nello scambio di sensazioni.

Contemporaneamente, a seconda delle esigenze e richieste familiari, si potrà o alleggerire il carico di cura che le famiglie offrono ai propri parenti (figli, fratelli, sorelle, genitori, mogli, mariti, etc.) prendendo in carico il familiare affetto da sindrome autistica oppure proporre ed offrire ad essi nuove modalità di partecipare alle stesse attività con ruoli diversi da quelli abituali.